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Cittadinanza e immigrazione dei minori

Nato negli Stati Uniti da genitori italiani: è italiano? è americano?

Verificato il 2 novembre 2026

Chi nasce negli Stati Uniti è cittadino americano, anche se i genitori hanno solo un visto temporaneo: lo ha confermato la Corte Suprema il 30 giugno 2026. In Italia conta la discendenza, ma dal 2025 il figlio nato all'estero con un'altra cittadinanza è italiano dalla nascita solo se un genitore o un nonno ha soltanto la cittadinanza italiana, o se un genitore ha vissuto in Italia almeno due anni di fila prima della nascita. Altrimenti, se il genitore è italiano per nascita, si può chiedere con una dichiarazione al consolato entro tre anni.

In sintesi
AspettoItaliaStati Uniti
PrincipioDiscendenza: è cittadino il figlio di padre o madre cittadini (art. 1 L. 91/1992)Luogo di nascita: è cittadino chi nasce negli Stati Uniti ed è soggetto alla loro giurisdizione (XIV emendamento)
Genitori con un visto temporaneoNon conta: conta la cittadinanza del genitoreIl figlio è cittadino dalla nascita (Trump v. Barbara, 30 giugno 2026)
Limite per chi nasce all'esteroDal 2025 chi nasce all'estero e ha un'altra cittadinanza non è italiano, salvo eccezioni (art. 3-bis)Nessuno per chi nasce sul territorio
EccezioniGenitore o nonno con la sola cittadinanza italiana; genitore vissuto in Italia almeno due anni di fila prima della nascitaPoche e ristrette, come i figli dei diplomatici stranieri
Se l'eccezione mancaDichiarazione dei genitori entro tre anni dalla nascita, se il genitore è italiano per nascita; gratuita dal 1° gennaio 2026Non serve nulla: la cittadinanza è automatica
DocumentiTrascrizione dell'atto di nascita tramite il consolato, poi passaporto italianoCertificato di nascita dello stato, poi passaporto americano

In Italia

La regola: la cittadinanza passa dai genitori

Per la legge italiana «è cittadino per nascita il figlio di padre o di madre cittadini» (art. 1 della legge 5 febbraio 1992, n. 91). In linea di principio il luogo di nascita non conta: il figlio di un italiano nato a New York è italiano come se fosse nato a Milano. È il cosiddetto ius sanguinis, la cittadinanza per discendenza.

Il limite del 2025: l'articolo 3-bis

Il decreto-legge 28 marzo 2025, n. 36, convertito dalla legge 23 maggio 2025, n. 74, ha aggiunto alla legge sulla cittadinanza l'articolo 3-bis. Chi è nato all'estero e possiede un'altra cittadinanza «è considerato non avere mai acquistato la cittadinanza italiana», salvo alcune condizioni. Il bambino nato negli Stati Uniti è americano dalla nascita: la regola lo riguarda sempre.

Per un figlio nato oggi, le condizioni che contano sono due:

  • un genitore o un nonno ha soltanto la cittadinanza italiana, oppure l'aveva soltanto al momento della morte (lettera c);
  • un genitore, o chi lo ha adottato, ha risieduto in Italia per almeno due anni continuativi dopo essere diventato cittadino italiano e prima della nascita o dell'adozione del figlio (lettera d).

Le altre eccezioni (lettere a, a-bis e b) salvano chi aveva chiesto il riconoscimento al consolato, al comune o in tribunale, o aveva ottenuto un appuntamento, entro le 23:59, ora di Roma, del 27 marzo 2025.

Qualche esempio. Due genitori nati e cresciuti in Italia, con la sola cittadinanza italiana, che lavorano a New York: il figlio è italiano dalla nascita (lettera c). Una madre nata in Italia, che vi ha vissuto fino all'età adulta e poi è diventata anche cittadina americana: il figlio è italiano dalla nascita (lettera d), perché la madre è italiana dalla nascita e ha vissuto in Italia più di due anni prima del parto. Un padre nato in Florida e riconosciuto italiano per discendenza, che non ha mai vissuto in Italia, con una moglie americana e nessun nonno del bambino che abbia avuto soltanto la cittadinanza italiana: il figlio non è italiano dalla nascita, ma può diventarlo con la dichiarazione descritta più sotto.

Le eccezioni vanno dimostrate con documenti: per provare che un genitore o un nonno aveva soltanto la cittadinanza italiana il Consolato generale d'Italia a Miami non accetta dichiarazioni giurate ma solo documenti ufficiali, legalizzati e tradotti; per la residenza in Italia chiede il certificato storico di residenza.

Se il figlio non è italiano dalla nascita: la dichiarazione dei genitori

Quando nessuna eccezione si applica, la legge offre una seconda strada (art. 4, comma 1-bis, della legge n. 91 del 1992). Il minore diventa cittadino se i genitori, o il tutore, dichiarano di voler acquistare per lui la cittadinanza italiana e se:

  • la dichiarazione è presentata entro tre anni dalla nascita, o dalla data successiva in cui è stabilita la filiazione, anche adottiva, da un cittadino italiano; oppure
  • dopo la dichiarazione il minore risiede legalmente in Italia per almeno due anni continuativi.

Il termine era di un anno: la legge di bilancio per il 2026 (legge 30 dicembre 2025, n. 199, art. 1, commi 513 e 514) lo ha portato a tre anni e ha reso la dichiarazione gratuita. La legge richiede che il genitore italiano sia cittadino per nascita: non basta, per esempio, la cittadinanza ottenuta per naturalizzazione o per matrimonio. La dichiarazione si presenta di persona al consolato competente per la zona di residenza; i consolati negli Stati Uniti chiedono la presenza di entrambi i genitori e il Consolato generale a Miami anche l'iscrizione all'AIRE del genitore italiano.

Con la dichiarazione, però, la cittadinanza non decorre dalla nascita, ma dal giorno successivo a quello in cui sono adempiute le condizioni e le formalità richieste (art. 15 della legge n. 91 del 1992). Divenuto maggiorenne, chi l'ha ottenuta in questo modo può rinunciarvi, se ha un'altra cittadinanza.

Figli già nati: la finestra fino al 31 maggio 2029

Per i ragazzi che erano minorenni il 24 maggio 2025, figli di un genitore riconosciuto cittadino per nascita in base a una domanda o a un appuntamento ottenuto entro il 27 marzo 2025, la dichiarazione si può presentare fino alle 23:59, ora di Roma, del 31 maggio 2029 (art. 1, comma 1-ter, del decreto-legge n. 36 del 2025). La scadenza originaria era il 31 maggio 2026: l'ha spostata il decreto-legge 31 dicembre 2025, n. 200, convertito dalla legge 27 febbraio 2026, n. 26. Se nel frattempo il figlio è diventato maggiorenne, secondo le istruzioni dei consolati la dichiarazione la rende lui stesso.

La riforma davanti ai giudici

Con la sentenza n. 63 del 2026, depositata il 30 aprile 2026, la Corte costituzionale ha giudicato non fondati i dubbi del Tribunale di Torino sull'articolo 3-bis, sia rispetto agli articoli 2 e 3 della Costituzione sia rispetto al diritto dell'Unione europea. Con l'ordinanza n. 147 del 2026, depositata il 23 luglio 2026, ha poi chiesto alla Corte di giustizia dell'Unione europea se i trattati europei si oppongano a una regola come questa, pur ribadendo la propria posizione. Al 2 novembre 2026 la norma è in vigore e i consolati la applicano.

Registrare la nascita

Se il figlio è italiano dalla nascita, la nascita va trascritta in Italia tramite il consolato competente per la zona di residenza, con il certificato di nascita americano integrale (long form), l'apostille e la traduzione italiana; a Miami il consolato chiede anche che il matrimonio dei genitori sia già trascritto. Poi si può chiedere il passaporto italiano.

Negli Stati Uniti

Il principio: conta dove si nasce

La cittadinanza per nascita sul territorio è scritta nella Costituzione americana, nella prima sezione del XIV emendamento:

«All persons born or naturalized in the United States, and subject to the jurisdiction thereof, are citizens of the United States and of the State wherein they reside.»

In italiano: «Tutte le persone nate o naturalizzate negli Stati Uniti e soggette alla loro giurisdizione sono cittadini degli Stati Uniti e dello Stato in cui risiedono» (XIV emendamento, sezione 1). La legge federale ripete la stessa regola (8 U.S.C. § 1401(a)). È lo ius soli, in inglese birthright citizenship. La regola è federale e identica a New York, nel New Jersey, in Florida e in California; ogni stato rilascia il proprio certificato di nascita.

L'ordine esecutivo del 2025 e la sentenza Trump v. Barbara

Il 20 gennaio 2025 il Presidente ha firmato l'ordine esecutivo n. 14160, secondo cui i figli nati negli Stati Uniti da genitori presenti illegalmente, oppure legalmente ma solo in via temporanea, non sarebbero stati «soggetti alla giurisdizione» americana e quindi non sarebbero stati cittadini. Avrebbe toccato molte famiglie italiane: chi vive negli Stati Uniti con un visto di lavoro o di studio, o viaggia con l'ESTA, è presente solo temporaneamente.

L'ordine è stato bloccato dai tribunali federali già nel 2025. Il 30 giugno 2026 la Corte Suprema, con la sentenza Trump v. Barbara (n. 25-365, opinione scritta dal presidente John Roberts), ha confermato il blocco e ha stabilito che i figli nati negli Stati Uniti da genitori presenti illegalmente o temporaneamente sono soggetti alla giurisdizione degli Stati Uniti e sono cittadini dalla nascita. Le eccezioni restano quelle storiche e ristrette, come i figli dei diplomatici stranieri.

Come si documenta

Il primo documento è il certificato di nascita rilasciato dallo stato in cui il bambino è nato; con quello si chiede il passaporto americano (sul consenso dei genitori per il passaporto di un minore si veda Il passaporto del figlio e il consenso dell'altro genitore). La legge richiede che un cittadino americano entri negli Stati Uniti e ne esca con un passaporto americano valido (8 U.S.C. § 1185(b)): il figlio con doppia cittadinanza non può usare il passaporto italiano e l'ESTA come un turista.

Se la famiglia sta fra i due paesi

Per una famiglia italiana negli Stati Uniti il risultato più comune è la doppia cittadinanza: americana per nascita e, se ricorre un'eccezione dell'articolo 3-bis, italiana dalla nascita. Le due cittadinanze si documentano separatamente: certificato di nascita e passaporto americano da una parte, trascrizione al consolato e passaporto italiano dall'altra.

Per capire quale strada italiana si applica servono tre informazioni: le cittadinanze del genitore italiano al momento della nascita, quelle dei nonni e gli anni vissuti in Italia dal genitore da cittadino.

Se nessuna eccezione si applica, il calendario conta: la dichiarazione gratuita va presentata entro il terzo compleanno del figlio. Passato quel termine, la stessa dichiarazione produce effetto solo dopo due anni continuativi di residenza legale del minore in Italia, cioè di fatto solo se la famiglia si trasferisce in Italia.

Il ritorno in Italia di un genitore conta per i figli che nasceranno dopo: chi vi risiede due anni di fila da cittadino trasmette poi la cittadinanza ai figli nati all'estero (lettera d).

La cittadinanza americana del figlio, invece, non dipende dal visto dei genitori: dopo Trump v. Barbara, il bambino nato negli Stati Uniti da italiani con un visto E-2, L-1, H-1B, J-1 o F-1, o durante un viaggio con l'ESTA, è cittadino americano come qualunque altro nato negli Stati Uniti. Per il caso inverso, il figlio di un cittadino americano nato in Italia, si veda Nato in Italia da un genitore americano.

Fonti