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Adozione

Italiani che adottano negli Stati Uniti: quando l'adozione vale anche in Italia

Verificato il 2 novembre 2026

Un cittadino italiano che vive negli Stati Uniti può adottare un bambino secondo la legge dello stato in cui risiede. Perché l'adozione valga anche in Italia, la legge italiana chiede che al momento della pronuncia gli adottanti abbiano soggiornato in modo continuativo e abbiano avuto la residenza nel paese da almeno due anni: in quel caso il tribunale per i minorenni la riconosce «ad ogni effetto», se è conforme ai principi della Convenzione dell'Aja, e ne ordina la trascrizione. La cittadinanza italiana del bambino, dal 2025, dipende da condizioni ulteriori se il bambino è nato all'estero e ha un'altra cittadinanza.

In sintesi
AspettoItaliaStati Uniti
Chi può adottareConiugi con i requisiti di legge; i single solo in casi particolariAnche i single, nei quattro stati considerati; in New Jersey non serve la cittadinanza americana
Chi sceglie la famigliaIl tribunale per i minorenni, tra le coppie che hanno presentato domandaIn California l'agenzia oppure, nelle adozioni «indipendenti», i genitori biologici
Adozione pronunciata nell'altro paeseRiconosciuta dal tribunale per i minorenni se gli adottanti risiedevano là da almeno due anniPer le adozioni concluse all'estero la California chiede una nuova adozione (readoption)
Documenti per l'ItaliaSentenza e nuovo certificato di nascita, con apostille e traduzione giurataL'apostille la rilascia il Secretary of State dello stato del tribunale
Cittadinanza italiana del bambinoPer adozione (art. 3 L. 91/1992), con le condizioni introdotte nel 2025 per chi è nato all'estero—

In Italia

La regola dei due anni

La norma di riferimento è l'art. 36, comma 4, della legge 4 maggio 1983, n. 184:

«L'adozione pronunciata dalla competente autorità di un Paese straniero a istanza di cittadini italiani, che dimostrino al momento della pronuncia di aver soggiornato continuativamente nello stesso e di avervi avuto la residenza da almeno due anni, viene riconosciuta ad ogni effetto in Italia con provvedimento del tribunale per i minorenni, purché conforme ai principi della Convenzione.» (art. 36, comma 4, L. 184/1983)

Le condizioni vanno dimostrate con riferimento al giorno della pronuncia: soggiorno continuativo e residenza nel paese, entrambi da almeno due anni. La Commissione per le adozioni internazionali ne trae due conseguenze: chi risiede all'estero da meno di due anni deve seguire la procedura italiana, chiedendo l'idoneità al tribunale per i minorenni dell'ultima residenza in Italia e affidandosi poi a un ente autorizzato; chi vi risiede da almeno due anni «e con carattere di stabilità» segue la procedura del paese di residenza, anche per i requisiti di idoneità, e chiede poi al tribunale italiano il riconoscimento, con la conseguente trascrizione nei registri dello stato civile.

Che cosa controlla il tribunale

Il tribunale verifica la conformità ai «principi della Convenzione» dell'Aja del 1993. La Convenzione chiede, tra l'altro, che il bambino sia stato dichiarato adottabile, che i consensi necessari siano stati dati liberamente, per iscritto, dopo un'adeguata informazione e senza pagamenti, che il consenso della madre sia stato dato solo dopo la nascita e che si sia tenuto conto dell'opinione del bambino (art. 4); vieta inoltre guadagni impropri legati all'adozione (art. 32).

La legge italiana elenca i casi in cui la trascrizione di un'adozione straniera è esclusa, per esempio quando gli adottanti non hanno i requisiti italiani, ma premette «fatto salvo quanto previsto nell'articolo 36» (art. 35, comma 6). Come il tribunale valuti, alla luce dei principi della Convenzione, un'adozione pronunciata a favore di una persona single o di una coppia oltre i limiti di età italiani dipende dal singolo caso.

Quale tribunale e come presentare la domanda

Secondo il Consolato generale d'Italia a New York è di solito competente il tribunale per i minorenni dell'ultima residenza conosciuta della coppia in Italia; se non è possibile individuarla, quello di Roma. La domanda si può presentare direttamente al tribunale oppure, per chi vive nella circoscrizione del consolato ed è iscritto all'AIRE con dati aggiornati, tramite un appuntamento consolare al quale devono presentarsi entrambi i genitori adottivi. Il consolato indica questi documenti:

  • il modulo di richiesta di riconoscimento;
  • la sentenza di adozione originale, con l'apostille rilasciata dal Secretary of State dello stato in cui ha sede il tribunale;
  • la traduzione giurata in italiano della sentenza, con il certificato di accuratezza bilingue del traduttore;
  • il certificato di nascita del bambino rilasciato dopo l'adozione, con i nomi di entrambi i genitori adottivi, apostillato e tradotto;
  • se possibile, il certificato di nascita originale anteriore all'adozione, anch'esso apostillato e tradotto.

Se uno dei genitori adottivi non è cittadino italiano possono essere dovuti diritti consolari. Gli altri consolati pubblicano indicazioni proprie. L'apostille sostituisce la legalizzazione perché Italia e Stati Uniti aderiscono entrambi alla Convenzione dell'Aja del 5 ottobre 1961.

Se uno solo dei due genitori è italiano

L'art. 36, comma 4, parla di adozione pronunciata «a istanza di cittadini italiani». Le Sezioni unite della Corte di cassazione (sentenza n. 9006 del 31 marzo 2021) hanno chiarito che, quando entrambi gli adottanti vivono all'estero e solo uno è italiano, le norme speciali della legge 184 non si applicano perché ne mancano i presupposti: il riconoscimento segue allora le regole generali di diritto internazionale privato (art. 41 e artt. 64 e seguenti della legge 31 maggio 1995, n. 218). Nella stessa sentenza la Corte ha stabilito che il riconoscimento dell'adozione piena di un bambino da parte di una coppia di due uomini non contrasta con l'ordine pubblico internazionale, se è escluso che alla base della filiazione ci sia un accordo di maternità surrogata. In caso di rifiuto o di contestazione, l'accertamento dei requisiti del riconoscimento si chiede all'autorità giudiziaria ordinaria (art. 67 L. 218/1995).

La cittadinanza italiana del figlio adottivo

La regola generale è nell'art. 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 91: «Il minore straniero adottato da cittadino italiano acquista la cittadinanza». Dal 2025, però, l'art. 3-bis della stessa legge, introdotto dal D.L. 28 marzo 2025, n. 36 (convertito dalla L. 23 maggio 2025, n. 74), deroga anche all'art. 3: chi è nato all'estero e possiede un'altra cittadinanza è considerato non avere mai acquistato quella italiana, salvo che ricorra una delle condizioni elencate. Per un bambino nato negli Stati Uniti e adottato oggi contano in pratica due condizioni:

  • un ascendente di primo o di secondo grado possiede, o possedeva al momento della morte, esclusivamente la cittadinanza italiana (lettera c);
  • un genitore o adottante è stato residente in Italia per almeno due anni continuativi dopo aver acquistato la cittadinanza italiana e prima della data di adozione (lettera d).

Un adottante nato in Italia che vi ha vissuto almeno due anni di fila prima dell'adozione soddisfa la seconda condizione. Se nessuna delle due ricorre, resta la dichiarazione dei genitori: il minore straniero il cui padre o la cui madre è cittadino per nascita diventa italiano se i genitori dichiarano di volerlo e, in alternativa, il bambino risiede poi legalmente in Italia per almeno due anni continuativi oppure la dichiarazione è presentata entro tre anni dalla data in cui è stabilita la filiazione, «anche adottiva» (art. 4, comma 1-bis). Il termine di tre anni è stato fissato dalla legge 30 dicembre 2025, n. 199, in vigore dal 1° gennaio 2026. Divenuto maggiorenne, chi ha acquistato la cittadinanza in questo modo può rinunciarvi se ha un'altra cittadinanza (comma 1-ter). Le pagine dei consolati possono riassumere queste condizioni in modo diverso: fa fede il testo della legge, e la prassi degli uffici su questo punto è recente.

Negli Stati Uniti

Adottare da residenti, anche senza cittadinanza americana

Le leggi statali esaminate non chiedono la cittadinanza americana a chi adotta un bambino che vive negli Stati Uniti, e il Department of Children and Families del New Jersey lo dice espressamente: basta essere entrati regolarmente nel paese e restarvi abbastanza a lungo per l'inserimento del bambino. Chi può adottare lo decide la legge di ciascuno stato: a New York, in New Jersey, in Florida e in California possono adottare anche le persone single (vedi chi può adottare).

Adozione tramite agenzia e adozione «indipendente»

La California distingue due strade. Nell'adozione tramite agenzia il bambino è collocato da un ente pubblico o da un'agenzia autorizzata, che valuta e approva gli aspiranti genitori e segue l'inserimento per almeno sei mesi prima che il giudice pronunci l'adozione. Nell'adozione «indipendente» sono invece i genitori biologici a scegliere la famiglia e ad affidarle direttamente il bambino: devono ricevere un'informazione sui propri diritti da un servizio autorizzato e firmano un accordo di collocamento che, dopo trenta giorni, diventa un consenso irrevocabile all'adozione, se non viene revocato prima.

In Italia una scelta del genere non esiste: è il tribunale per i minorenni a dichiarare lo stato di adottabilità e a scegliere la coppia (artt. 8 e 22 L. 184/1983). Per il riconoscimento conta quindi molto come sono stati informati e raccolti i consensi, a cui la Convenzione dell'Aja dedica il suo art. 4.

Bambini di un paese terzo

Le procedure dell'USCIS per l'adozione internazionale (moduli I-800A e I-800 per i paesi aderenti alla Convenzione, I-600A e I-600 per gli altri) sono riservate ai cittadini americani. Un italiano che vive negli Stati Uniti senza esserne cittadino non può usarle per far entrare un bambino adottato in un altro paese. I passaggi previsti per i cittadini americani sono descritti nella pagina sull'adozione internazionale.

Se la famiglia sta fra i due paesi

  • Il calendario conta. I due anni si contano al giorno della pronuncia. Una famiglia che adotta dopo diciotto mesi di residenza negli Stati Uniti non rientra nell'art. 36, comma 4: sotto i due anni, secondo la Commissione, la strada è la procedura italiana, con il decreto di idoneità e un ente autorizzato.
  • Il rientro in Italia. Con il riconoscimento e la trascrizione l'adozione vale in Italia «ad ogni effetto», anche se la famiglia rientra in seguito.
  • Due cittadinanze. Un bambino nato negli Stati Uniti che diventa anche italiano avrà due cittadinanze. Per i figli di italiani nati negli Stati Uniti vedi la pagina nato negli Stati Uniti da genitori italiani.
  • Coppie miste. Se uno dei genitori è americano e l'altro italiano e vivono entrambi negli Stati Uniti, vale quanto stabilito dalla Cassazione nel 2021: il riconoscimento segue le regole generali della legge 218/1995.

Domande frequenti

Serve la cittadinanza americana per adottare negli Stati Uniti?

Per adottare un bambino che vive negli Stati Uniti le leggi statali esaminate non la richiedono, e il New Jersey chiede solo l'ingresso regolare e una permanenza sufficiente. Per portare negli Stati Uniti un bambino adottato in un altro paese, invece, le procedure dell'USCIS sono riservate ai cittadini americani.

Il figlio adottato negli Stati Uniti diventa italiano?

Sì, se l'adozione è riconosciuta e ricorre una delle condizioni dell'art. 3-bis della legge 91/1992; altrimenti i genitori cittadini per nascita possono presentare la dichiarazione dell'art. 4, comma 1-bis, entro tre anni dall'adozione.

Fonti